Adista News – “Destinazione universale dei beni”: principio e attuazione. Riflessione dell’economista Smerilli


La prima cosa che balza all’occhio leggendo l’articolo di suor Alessandra Smerilli (economista, docente, recentemente nominata sottosegretaria del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo umano integrale), sul numero di giugno di Vita Pastorale, è una citazione di papa Francesco il quale, l’11 aprile scorso, durante una messa nella chiesa di Santo Spirito in Sassia aveva detto che condividere la proprietà «non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro». Tesi corroborata, accanto, da un’altra importante citazione, il capitolo 4 degli Atti degli Apostoli nel quale si dice che «nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune». Nell’articolo si parla dunque di «uso comune dei beni» che, dice Alessandra Smerilli, «è una conseguenza della comunione dei cuori».

Dagli Atti l’economista passa a San Paolo e poi alla Populorum Progressio, raccontando «uno dei capisaldi del pensiero sociale della Chiesa: la destinazione universale dei beni». Si parla poi del Catechismo della Chiesa Cattolica, secondo il quale «la terra è stata data da Dio “a tutto il genere umano” (2402)» e «questo ci impegna a fare in modo che i suoi frutti arrivino a tutti». E del Concilio Vaticano II: l’essere umano «deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui ma anche agli altri» (Gaudium et spes, 69). Infine, il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa approfondisce il tema ricordando che «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto e intoccabile», ma sempre subordinato «alla destinazione universale dei beni».

Nell’articolo, l’approfondito excursus sul diritto di proprietà lungo i testi sacri e la dottrina sociale cattolica è funzionale all’economista per affrontare un tema di stringente attualità: “beni” non sono solo quelli naturali e materiali, ma anche quelli «che sono il frutto dell’ingegno dell’uomo e della conoscenza (come i cosiddetti diritti di proprietà intellettuale)». Anche i frutti della scienza e della tecnologia «vanno posti a servizio dei bisogni primari dell’uomo», diceva anche Giovanni Paolo II.

Di qui il gancio con l’attualità: «Il pensiero va oggi al tema della salute e ai vaccini», chiosa Smerilli. I frutti della ricerca in tale direzione «non possono essere al servizio dei guadagni e dei rendimenti di pochi». Affrontare questo argomento è difficile, a livello individuale e politico, e «richiede radicalità evangelica e comunione», aggiunge. Non a caso, conclude, «il primo dissidio nella prima comunità cristiana» (Anania e Saffira) riguarda «la messa in comune dei beni».

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