Adista News – Spagna: verso l’indulto ai secessionisti catalani. E a un passo da un vero dialogo istituzionale


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Adista Notizie
n° 24 del 26/06/2021

40711 MADRID-ADISTA. Malgrado su versanti ideologici divergenti, stavolta i vescovi catalani, pur nel silenzio che stanno mantenendo, non potranno che applaudire il governo spagnolo: il progetto di indulto cui da poco meno di un mese sta lavorando il primo ministro socialista Pedro Sánchez esaudisce la loro richiesta di liberare dal carcere 9 dei 12 politici secessionisti (3 dei quali già ora non sono in prigione), il 14 ottobre 2019, sono stati condannati a pene detentive fra i 9 e i 13 anni per aver organizzato il referendum per l’indipendenza della Catalogna il 1° ottobre 2017. Lo avevano chiesto ripetutamente, i vescovi, ritenendo, come per esempio ebbe a dire mons. Francesc Pardo sul finire di ottobre 2019, che, «in quanto cristiani, possiamo chiedere la liberazione dei dirigenti politici e dei leader sociali condannati con anni di reclusione», perché «essere liberati è l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio» e perché la misericordia «non va contro la giustizia », anzi «la perfeziona, la umanizza ed è la massima espressione di saggezza». E «ora la misericordia si chiama: misure di libertà, necessità di dialogo, capacità di perdono, fiducia nella convivenza e ricerca di soluzioni, Per questo il cristiano è liberato e libera» (v. Adista online del 30/10/19).

Già discussa – a quanto si fa sapere dalla Moncloa (il palazzo del governo) – con il presidente della regione autonoma catalana, Pere Aragonès, la misura di giustizia sarà presentata a inizio luglio (data non ancora stabilita). «Sarà impeccabile», ha annunciato in un’intervista alla Radio locale la delegata del governo catalano, Teresa Cunillera; impeccabile e ben «ben documentata» per non rischiare di incappare nella censura del Tribunale supremo costituzionale e per «renderla difficile», al momento del dibattito parlamentare, agli oppositori. Il partito di estrema destra Vox e il Partito Popolare, insieme ad altre formazioni minori di centro-destra e centriste, si stanno organizzando per bloccare l’indulto perché, sostengono, non c’è stato pentimento e non vengono fornite ragioni di equità, giustizia e utilità pubblica.

In realtà un’utilità pubblica dell’indulto c’è e consiste nella decisione del governo spagnolo e del governo catalano di avviare un dialogo sul futuro della Regione autonoma. Dialogo che, per il solo fatto di esistere a livello istituzionale, indica che la Catalogna si sta decidendo per una soluzione non unilaterale, come la scelta secessionista prevedeva; e che inoltre diventa “paritario”, non attuandosi fra un’istituzione centrale “punitiva” e una regionale ancora “in punizione”.

Voci dalla Chiesa catalana

In assenza di una presa di posizione dell’episcopato catalano, Religión Digital ha testato sull’indulto gli umori della Chiesa locale interrogando sacerdoti e membri di movimenti e organizzazioni ecclesiali. Riferiamo qui di alcune voci.

Antoni Nello, presbitero della diocesi di Barcellona, favorevole alla grazia ai politici imprigionati, ritiene che il provvedimento «favorisca il dialogo» nella ricerca di un adattamento della Catalogna in e con la Spagna. «È un problema politico che richiede consenso», osserva. «Penso che dobbiamo avanzare nella cultura federale, in Catalogna e in tutto lo Stato, articolando meglio gli incastri di ogni pezzo del puzzle spagnolo».

Anche Mercè Solé, dell’Associazione Cattolica Operaia e dell’équipe Pastorale Operaia della diocesi di Sant Feliu de Llobregat, apprezza la decisione di Sánchez, «un gesto pacifico e coraggioso che incanala le aspirazioni di indipendenza attraverso il dialogo politico e l’impegno democratico, perché, sebbene non le condivida affatto, mi sembrano legittime». Tuttavia non ritiene all’altezza del compito né le istituzioni catalane né quelle spagnole: «La pacificazione richiede finezza di pensiero, evitare fragori inutili, essere generosi, applicare la legge con serenità e obiettività, dimenticare i social media, ascoltare con attenzione l’altra parte ed essere fantasiosi. Non c’è spazio per altri dogmi che la semplice democrazia » e, in questo quadro, si domanda Solé, «perché non si può cambiare la Costituzione? Perché non si può sviluppare un sistema più federale o semplicemente più soddisfacente per tutti i partiti?».

Membro di “Alcem la veu” (Alziamo la voce) e del Movimento dei professionisti cattolici di Barcellona, Noemí Ubach valuta positivamente che il governo Sánchez scelga misure per riunire le parti in conflitto invece di cercare tensioni, come fece il suo predecessore alla Moncloa, il popolare Mariano Rajoy, ma crede che la concessione della grazia non risolverà tutto: «Ci sono persone che sono in esilio o molti processi giudiziari legati al 1 ottobre 2017 sono ancora aperti». Tuttavia «se gli indulti saranno finalmente realizzati, non solo allevieranno la difficile situazione delle persone colpite, ma potrebbero anche aprire la porta a un futuro più pieno di speranza». 

* Palazzo della Moncloa (facciata principale), sede della Presidenza del Governo del Regno di Spagna in una foto del 2018; fonte foto: https://www.lamoncloa.gob.es/serviciosdeprensa/moncloaabierta/Documents/FOLLETO%20WEB.pdf ; autore foto: Pool Moncloa; foto tratta da wikimedia commons; attribution: Ministry of the Presidency. Government of Spain

 

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