Adista News – Ddl Zan: intervista a don Vitaliano della Sala


Riproduciamo qui di seguito una intervista a don Vitaliano della Sala pubblicata dal portale di informazione orticalab (www.orticalab.it), nato nel  2012 “con l’obiettivo di affermare un altro modo di raccontare la nostra terra, l’Irpinia, e con essa questo Mezzogiorno”.

Titolo originale dell’intervista, realizzata da Flavio Coppola: “Il Vaticano contesta il Ddl Zan, Don Vitaliano: «Lo approverei subito, anche nella Chiesa ci sono gay repressi che perseguitano chi vive la propria sessualità»”

L’articolo originale è consultabile a questo link

 

 

Don Vitaliano della Sala, il web e il Paese si stanno dividendo, e non mancano i commenti duri, rispetto alla richiesta di modifica del Ddl Zan, che estende i reati di odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa anche a chi si rivolga ad omosessuali, disabili o donne – rispetto ad alcuni articoli che metterebbero in discussione la libertà di organizzazione e di pensiero della comunità dei cattolici. Non è un messaggio sbagliato per una Chiesa, quella di Papa Francesco, che ha mostrato nuove aperture?

«Per la verità, in questo, io vedo il bicchiere mezzo pieno. E mi spiego. Questa è una posizione politica del Vaticano, ed è frutto di una grande mediazione del papa».

In che senso?

«Nella Chiesa, c’è uno scontro in atto tra le idee del Papa e chi pensa che difendere a spada tratta tradizioni superate equivalga a difendere la Chiesa stessa. Questa posizione del Vaticano è quella politica di uno stato nei confronti di un altro stato. Altro significato avrebbe, ad esempio, un intervento della congregazione per la dottrina della fede, che non ha nulla a che fare con la politica».

Ma arriva il messaggio che per la Chiesa ci sia qualcosa che non va nel Ddl Zan e che vada fermato.

«Per me, non c’è assolutamente nulla che non va. E seppure ci fosse, si dovrebbe discutere e ragionare. È inutile fare muro contro muro. Parliamo di diritti in più che vengono riconosciuti e la cosa è solo positiva. Il punto è che nella chiesa c’è ancora una grande omofobia. È inutile chiamarla con altri termini, probabilmente chi si oppone a questa legge sono gay frustrati e repressi, che si incattiviscono contro gli altri gay. Forse non si accettano serenamente e si scagliano contro chi vive liberamente la propria sessualità. Gli rimproverano la troppa libertà che loro non hanno. Ma oggi, anche per questo, c’è una frattura nella chiesa, che secondo me è positiva. E’ bello che si discuta su argomenti come questi».

Prima eravate più chiusi?

«Si faceva finta che la chiesa fosse un monolite, ma non lo era. Si salvava solo la facciata. Quando io ho partecipato al “Gay Pride” nel 2000, e a luglio sarà il ventunesimo anniversario, mi guardai bene dal dare giudizi sull’essere gay. Partecipai per esprimere solidarietà a una categoria attaccata da molti, e mi fecero molto male per la sola partecipazione. Ma in 20 anni le cose sono cambiate molto. Oggi c’è un dibattito dentro la chiesa addirittura tra vescovi e cardinali».

Non sarebbe però il caso di mandare messaggi più chiari contro la discriminazione degli omosessuali?

«È vero, ci vorrebbe una parola chiara. Per fortuna, oggi è cambiato il papa.

Francesco dice “chi sono io per giudicare un gay”. E questo è rivoluzionario. Ma non basta cambiare il vertice, la cosa più difficile è sempre cambiare la base. Le persone sono ancora convinte che sia peccato essere gay. C’è qualche prete che non fa la comunione ai gay. La fortuna di avere un papa che parla di una chiesa che deve andare verso l’altro, senza scandalizzarsi per la diversità, è grande. Ma non è cambiata la chiesa, ci vorranno ancora anni, anche se i segnali sono positivi».

Don Vitaliano, se lei fosse un parlamentare, voterebbe così com’è il Ddl Zan?

«Si, senza pensarci nemmeno due volte. Ho seguito tutta la discussione. E trovo ridicola anche l’obiezione delle scuole. Di certo non si insegnerà ai ragazzi a diventare gay, ma a rispettare tutti. Un bambino non diventa omosessuale se gli insegniamo il rispetto degli altri».

L’Irpinia come è messa sul punto di vista della tolleranza?

«La nostra è una zona interna, ma non ci dimentichiamo che qui, ogni anno, il 2 febbraio, i femminielli vanno a Montevergine, e vengono accolti da secoli. Nessuno si scandalizza. Vuol dire che, nella base popolare dei nostri territori, c’è questo seme. Magari non sappiamo dirlo ad alta voce, ma gli irpini tanto intolleranti non lo sono. Del resto, l’omosessualità esiste e non la si abolisce negandola. Si parla di persone contro natura. L’unica cosa che è davvero contro natura è non essere tolleranti verso gli altri esseri umani».

 

 

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