Adista News – Monsignor Paglia: il Ddl Zan riguarda solo la Repubblica italiana, non la Santa Sede


Che c’entra con il Concordato la “nota verbale” della Santa Sede sul decreto-legge Zan contro l’omofobia? Niente, proprio niente secondo mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontifica Accademia per la Vita. Anche se, nell’intenzione di chi l’ha mosso, quell’intervento finalizzato alla modifica del decreto, ha fondamento proprio nel contesto degli Accordi che nel 1984 hanno rinnovato i Patti Lateranensi del 1929. Ma «è un problema che riguarda solo la Repubblica italiana», dice Paglia, «non ha nulla a che fare con il Concordato». Ergo, «quella nota, secondo me – asserisce – non avrebbe dovuto essere scritta» (vedi qui, qui, qui e qui).

Paglia ha parlato nell’ambito della rassegna di incontri “Senza perdere l’amore” organizzata per il terzo anno consecutivo al Parco Nemorense di Roma dall’associazione Be pop!, nata con l’obiettivo di contribuire al superamento di inutili barriere, pregiudizi e luoghi comuni. Il 23 giugno era in programma la presentazione del libro Il senso della vita. Conversazioni tra un religioso e un pococredente (Einaudi, 2021), dove il religioso è, appunto, l’accademico ed ex vescovo di Terni, e il “pococredente” è Luigi Manconi, anch’egli al Parco Nemorense. Il confronto tra i due oratori-autori era moderato da Pietro del Soldà di Rai Radio 3.

Non che abbia difeso il ddl Zan, il presidente dell’Accademia per la Vita. Ha riconosciuto che l’odio e la discriminazione contro le persone con orientamento omosessuale sono un problema che «esiste» e «deve essere combattuto», ma «nell’ordinamento italiano ordinario – ha sostenuto come destre politiche e Vaticano sostengono – ci sia già tutto quello che serve per combattere con fermezza ogni forma di discriminazione…». Insomma, a che pro, pensa evidentemente Paglia, aggiungere alla punizione per gli «atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 640 Codice penale) la punizione per gli atti «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità»? «C’è già tutto».

E c’è dell’altro che non va nel Ddl Zan, ha aggiunto Paglia: «la legge, come l’ho letta e studiata, è fatta male», «identifica un problema ma non aiuta a risolverlo. È più un manifesto, e come manifesto va bene, ma se lo devi tradurre in linguaggio legislativo, deve essere scritto con precisione».

*Foto di pubblico dominio, immagine origianle e licenza

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