Adista News – Canada: l’orrore delle scuole per i bambini indigeni travolge la Chiesa


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Adista Notizie
n° 26 del 10/07/2021

40729 ROMA-ADISTA. Centinaia di resti di bambini e ragazzi indigeni sono stati trovati sepolti nei pressi di due «scuole residenziali» cattoliche in Canada; a maggio 215 tombe anonime erano state rinvenute a Kamloops, nella Columbia Britannica, presso la «Kamloops Indian Residential School», uno degli istituti del sistema delle cosiddette “Indian residential schools”, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate da istituzioni della Chiesa cattolica e da altre Chiese cristiane che allontanavano i figli degli indigeni dalle loro tradizioni per assimilarli alla cultura dominante; i bambini erano spesso oggetto di violenze, maltrattamenti, abusi sessuali e fisici, e molti di loro morirono anonimamente negli istituti. A giugno, poi, un altro ritrovamento ha destato scalpore: 750 tombe senza nome contenenti i resti di bambini indigeni sono venuti alla luce a Marieval, presso un’altra scuola, nella regione dello Saskatchewan, nel Canada occidentale. Un terzo caso, infine, è venuto alla luce nei giorni scorsi nei pressi di un’altra scuola residenziale, a Cranbrook, di nuovo nella Columbia Britannica, dove sono stati ritrovati i resti di 182 persone. Si tratta di una sequenza di orrori che molto probabilmente è destinata a crescere ancora con possibili nuovi rinvenimenti di fosse comuni.

L’occultamento di un trauma collettivo

Le scoperte fanno riemergere il trauma vissuto da circa 150mila bambini nativi americani, sottratti alle loro famiglie, sradicati dalla loro lingua e cultura e iscritti con la forza a partire dall’800 e fino agli anni ‘90 in 139 di queste scuole residenziali in tutto il Paese. Molti di loro hanno subito maltrattamenti o abusi sessuali, e più di 4mila (ma il calcolo è necessariamente approssimativo) sono morti per il trattamento cui sono stati sottoposti, secondo quanto aveva accertato una commissione d’inchiesta governativa che aveva definito, quanto era accaduto per lunghi decenni, come un vero e proprio «genocidio culturale» perpetrato da parte del Canada. Se infatti le responsabilità delle istituzioni religiose sono acclarate da tempo (per quanto una lunga stagione di silenzi e omertà aveva soffocato lo scandalo), governi, magistratura, politici hanno contribuito a coprire i fatti vergognosi che avvenivano nelle scuole residenziali e il ruolo delle istituzioni nella gestione del sistema educativo per gli indigeni, contrassegnato da una visione esplicitamente razzista.

La famiglia religiosa degli Oblati di Maria Immacolata, che gestiva entrambe le scuole dove sono state ritrovate le sepolture anonime (ed era responsabile di 48 di scuole residenziali in tutto il Paese), si è assunta formalmente un «impegno per la trasparenza» al fine di divulgare tutti i documenti storici in suo possesso relativi alle scuole. Padre Ken Thorson, superiore provinciale dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, ha affermato in proposito: «Le comunità indigene hanno diritto alla loro storia, e almeno una parte di questa è contenuta nei nostri registri. Vogliamo assicurarci che abbiano tutto l’accesso possibile». Va detto che in passato non c’era stata la stessa disponibilità, anzi, nei decenni trascorsi le istituzioni coinvolte avevano fatto di tutto per occultare le sepolture, ma certo l’esplosione dello scandalo ha innescato una reazione a catena e accelerato processi in corso. Anche le suore di Sant’Anna, che facevano parte del personale della “Kamloops Indian Residential School”, hanno acconsentito a rilasciare tutta la documentazione rimanente sul funzionamento della scuola.

I popoli indigeni dal papa

La vicenda non poteva non avere riflessi anche in Vaticano. I rappresentanti dei popoli indigeni, fra l’altro, avevano in un primo tempo chiesto a papa Francesco di riconoscere pubblicamente le responsabilità della Chiesa cattolica; il papa, da parte sua, pur non compiendo un esplicito mea culpa, lo scorso 6 giugno, all’angelus aveva detto in riferimento alla scoperta dei resti dei bambini: «La triste scoperta accresce ulteriormente la consapevolezza dei dolori e delle sofferenze del passato». «Questi momenti difficili – aggiungeva – rappresentano un forte richiamo per tutti noi per allontanarci dal modello colonizzatore e anche dalle colonizzazioni ideologiche di oggi e camminare fianco a fianco nel dialogo e nel rispetto reciproco e nel riconoscimento dei diritti e dei valori culturali di tutte le figlie e i figli del Canada».

Tuttavia non sono mancate le tensioni: alcune chiese sono state incendiate in seguito alla notizia del ritrovamento delle sepolture (le chiese del Sacro Cuore e quella di San Gregorio, sono state rase al suolo dalle fiamme quasi contemporaneamente e si trovano a un centinaio di chilometri da Kamloops). Da parte loro, i vescovi del Canada hanno affermato: «La recente scoperta di resti di bambini in un luogo di sepoltura di un’ex scuola residenziale a Kamloops, nella Columbia Britannica, ci ricorda una tragica eredità ancora oggi viva. Con il forte incoraggiamento di papa Francesco, i vescovi del Canada hanno promesso un impegno vero e profondo per rinnovare e rafforzare le relazioni con i popoli indigeni in tutto il Paese. Negli ultimi anni, sono state prese iniziative a livello regionale e diocesano per ascoltare le storie delle comunità indigene locali e le loro speranze per il futuro». Ma soprattutto, dopo un breve negoziato, è arrivata la notizia che una delegazione delle popolazioni indigene sarà ricevuta dal papa in Vaticano dal 17 al 20 dicembre. La Conferenza episcopale canadese ha fatto sapere che «papa Francesco è profondamente impegnato ad ascoltare direttamente i popoli indigeni, esprimendo la sua sentita vicinanza, affrontando l’impatto della colonizzazione e il ruolo della Chiesa nel sistema scolastico residenziale, nella speranza di rispondere alle sofferenze dei popoli indigeni e agli effetti di un trauma intergenerazionale. I vescovi del Canada apprezzano profondamente lo spirito di apertura del Santo Padre nell’estendere generosamente l’invito all’incontro personale con ciascuno dei tre distinti gruppi di delegati – Prime Nazioni, Métis e Inuit – nonché un’udienza finale con tutti i delegati insieme il 20 dicembre 2021». E ancora: «Questa visita pastorale includerà la partecipazione di un gruppo eterogeneo di anziani-custodi della conoscenza, sopravvissuti alle scuole residenziali e giovani provenienti da tutto il Paese, accompagnati da un piccolo gruppo di vescovi e leader indigeni».

Il clima, in ogni caso, non è certo sereno, anche perché potrebbero venire alla luce nuovi ritrovamenti. Il capo Bobby Cameron, della Federazione delle Prime Nazioni Indigene Sovrane, ha detto: «Cercheremo in tutte le scuole, ovunque. Racconteremo le storie di questi bambini e delle persone che sono morte. Uccise dallo Stato e dalla Chiesa. Non ci fermeremo. Il mondo ci sta guardando». «È stato un crimine contro l’umanità – ha aggiunto – un assalto alle Prime Nazioni. Questi bambini sono stati torturati e abusati». I leader indigeni, infine, hanno fatto sapere che intendono anche chiedere al papa di dare mandato alla Chiesa canadese di rilasciare tutti i documenti relativi alle scuole residenziali, così come tutti gli oggetti appartenuti agli indigeni che il Vaticano può conservare nei suoi archivi.

* Veduta esterna della Kamloops Indian Residential School in una foto [ritagliata] del 1930 di autore ignoto tratta da wikimedia commons, immagine originale e licenza

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