Adista News – 2001-2021, Genova rilancia Genova. La lezione del G8 e il futuro del Paese


Fare memoria a Genova non ha significato solo ricordare, commemorare e basta. Ha significato anche rilanciare l’impegno, per molti aspetti profetico, che animò movimenti e persone convocate a Genova 20 anni fa. I quali hanno, in certi casi letteralmente, “dato il sangue” per la causa altermondialista e per gridare che «un altro mondo è possibile». Ma significa anche fare tesoro di quella esperienza e di quelle pratiche di socializzazione del dissenso, e unire le forze ai movimenti di nuova generazione, che al G8 non c’erano, per affrontare le incombenze di oggi con la consapevolezza della continuità. Camminare insieme nel percorso intrapreso dalle piazze del 2001, con le grandi sfide epocali (come clima, salute, migrazioni, diseguaglianze…) che oggi premono e minacciano ancora più di ieri, perché un altro mondo non è più solo possibile, ma anche urgentemente necessario. E il tempo comincia a scadere.

Nel giorno in cui si ricorda l’uccisione di Carlo Giuliani a piazza Alimonda, il 20 luglio 2001, dopo due giornate di assemblee con più di 100 interventi, la rete “Genova 2021-Voi la malattia, noi la cura” (che attualizza lo slogan del 2001, “Voi G8 noi 6 miliardi”) guarda al futuro, e come primo appuntamento lancia una grande mobilitazione di convergenza dei movimenti sociali, italiani e di tutto il mondo, il 30 ottobre prossimo di nuovo nel capoluogo ligure. «Per non sprecare le lezioni che la pandemia ci ha dato – spiega un comunicato del 20 luglio diramato dalla rete – e non tornare ad una normalità peggiore di quella pre-pandemica».

«La pandemia – approfondisce la rete – ha dato l’ennesima dimostrazione di quanto sia essenziale rendere più forte e visibile un’alternativa di sistema nazionale e globale». In questi ultimi 20 anni il movimento altermondialista non è scomparso, ha condotto lotte cruciali in molti Paesi del mondo, ma ha anche vissuto «una fase di frammentazione geografica e tematica», probabilmente fisiologica per mobilitazioni tanto grandi e importanti.

Poi però è arrivata la pandemia a scompaginare tutto: globale e senza confini, ha colpito indistintamente ad ogni latitudine, e ha spinto a limiti insostenibili le ragioni di crisi ambientale e sociale mondiale, «mostrando tutta l’insostenibilità del sistema che distrugge la vita delle persone e del pianeta». Una sfida storica, dunque, alla quale i movimenti tentano oggi di rispondere, forti della memoria di Genova: «Sentiamo l’urgenza – afferma “Genova 2021-Voi la malattia, noi la cura” – di un nuovo patto di convergenza, di ricostruire una connessione fra movimenti e attori dell’alternativa a livello globale e continentale». Già piazza Matteotti e piazza Alimonda (dove i manifestanti si sono spostati per unirsi alla manifestazione in ricordo di Carlo Giuliani e delle vittime della repressione), il 19 e 20 luglio scorso, hanno dimostrato che «Genova è stata un laboratorio per la costruzione di una nuova convergenza dei movimenti sociali che si battono per una alternativa di sistema, uno spazio comune capace di offrire un punto di riferimento alle lotte e alle pratiche, e di produrre una contro narrazione all’altezza delle sfide del presente». Da quelle piazze è scaturita «la speranza che questi due giorni segnino un nuovo inizio, che ci faccia uscire dalle dinamiche nazionali in ci siamo chiusi negli anni della crisi e ci permetta di costruire una nuova fase di incontri di convergenza a livello europeo e globale in presenza partire dal prossimo anno, quando peraltro sarà il ventesimo anniversario del primo grande Forum Sociale Europeo di Firenze».

Appuntamento dunque il 30 ottobre prossimo, ancora una volta nella città del G8 del 2001, della Scuola Diaz, della Caserma Bolzaneto e di Carlo Giuliani. In preparazione della «grande mobilitazione» di ottobre, la rete elenca le tappe definite nel corso dell’assemblea nazionale del 19 luglio scorso: «Il G20 il 21 e 22 luglio, il 24 luglio davanti ai cancelli della Gkn a Campi Bisenzio, gli scioperi per il clima il 24 settembre, il 25 settembre con le donne in piazza, il 18 ottobre lo sciopero dei sindacati di base. Perché da solo non si salva nessuno».

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